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Sembra che la speranza sia l’unica cosa destinata a sopravvivere all’interno di questa mia generazione, figlia di un mondo invaso dal consumo, figlia dell’antietica e dell’immoralità, schiava dell’immagine e della pubblicità. Pensando, alcune volte vengo pervaso da un’inquietudine infinita, da un senso di inadeguatezza e, se mi metto a pensare alle prospettive che ha da offrici questa società che si ha il coraggio di chiamare democratica, dai conati di vomito. In quei momenti, mi sento inutile come essere umano, mi sento inutile come membro di una comunità alla quale non appartengo, mi sento inutile come individuo e come essere sociale. Ben poche sono le soddisfazioni che ci spettano in questa transitoria vita, soddisfazioni con un’entità fugace e non durevole nel tempo, soddisfazioni che vorremmo fissare in cielo e guardare per sempre e dalle quali vorremmo ricavare ogni volta lo stesso premio, ma come ben sappiamo tutto questo ci risulta impossibile. Inseguiamo ossessivamente una felicità che mai troveremo perché la società non ce la permette, e forse anche se la società fosse la più anarchica possibile, questa felicità non verrebbe a baciare le nostre essenze alla mattina appena svegliati. Adoro e odio le ideologie che vorrebbero farci credere che con i loro modelli di organizzazione societaria i problemi intrinsechi dell’umanità e del suo sviluppo si potrebbero risolvere. Non ci credo, io non credo in nessun comunismo, io non credo in nessuna democrazia, in nessun fascismo; io non credo in nessuna organizzazione di potere ma sono un vivo estimatore dell’autodeterminazione e dell’auto organizzazione e gestione, anche se devo ammettere che nella mia breve vita ho avuto ben poche occasioni per sperimentarle. Null’altro ad oggi secondo me si presterebbe meglio a cercare di creare quell’equilibrio interiore di cui abbiamo bisogno noi uomini, per uscire da questo continuo stato di frustrazione, che si protrae da talmente tanto tempo da non essere nemmeno più in grado di creare nel mondo intero un buon poeta, anche se noto che la densità dei cosiddetti poeti negli ultimi anni deve essere almeno centuplicata. La cultura negli ultimi anni si è uniformizzata, le università offrono assurdi corsi per creare una nuova manovalanza in movimento a servizio delle aziende ed il bagaglio umano si va strada facendo sempre più indebolendo. Gli uccelli volano sempre di meno, gli uomini non sono più capaci di sognare, perché tutto quello che la loro scarsa fantasia gli permetterebbe di sognare è già stato prodotto da qualche impresa, cinematografica o di qualunque altra specie. Ma voglio essere fiducioso, vedo delle speranze in alcuni gesti, vedo delle speranze in alcuni sguardi ed atteggiamenti solidali, ma non posso fare altro se non piangere con l’anima quando nelle città vedo persone ai margini vendere quel che possono od elemosinare. Pochi i viaggi che sono riuscito ad effettuare in vita, tutti in europa, quasi tutti in città, poche le conclusioni ma sono estremamente deluso da quello che gli uomini hanno creato ovunque, dagli stupri ambientali che siamo in grado di fare, dal consumismo che ci inonda di spazzatura, dalla produzione che uccide noi operai, dai soldi che sono la cosa più sporca che la mente umana potesse concepire e che sono il simbolo del nostro triste medioevo. Spiriti alla ricerca di una fede, che non sanno in che direzione guardare, disperati, gli uomini si mettono davanti agli occhi una banconota e la inseguono fino a quando, forse in punto di morte si renderanno conto di aver buttato via tutta una vita. Le rivoluzioni lontane anni luce dalle attuali correnti di pensiero non solleticano più le fantasie di nessuno se non quelle dei pochi disadattati e delle gioventù alla moda, ma i veri cambiamenti non esistono quasi da nessuna parte se non all’interno degli individui. L’uomo lavora su se stesso per elevarsi, o almeno così dovrebbe essere. Lavoriamo su noi stessi per essere quello che di meglio ci sembra possibile e lottiamo contro l’esistente per imporgli i nostri cambiamenti interni. L’umanità è in movimento ed è incontrollabile, siamo una massa di individui, siamo l’originalità e il plagio, il bello e il brutto, la speranza e la rassegnazione di ogni era. Grande è la responsabilità che sta nelle mani delle ultime generazioni che hanno popolato il pianeta per quanto riguarda l’ecosistema e la diminuzione visibile della qualità della nostra vita in rapporto alla natura. Il nostro impatto nei confronti dell’ambiente è sempre più pesante. Sta a noi ridurlo, eliminarlo, sta all’individuo cambiare. La rivoluzione ad oggi è dei singoli. Tanti singoli formano una massa, tante masse compongono il tutto.

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